mercoledì 10 febbraio 2010

strati

A strati.
Sei a strati.

Lunedì, depressione nello stato superiore. Lacrime in quello inferiore.
Martedì, versione iena incazzata nello stato superiore. Tristezza profonda in quello inferiore.
Mercoledì, iperattivismo iso-cocainomane nello stato superiore. Vuoto enorme in quello inferiore.

Cosa accadrà domani?
Ma soprattutto, vaffanculo, perché non richiama?

e fu sera e fu mattina, terzo giorno


stamane non scriverai ai tuoi migliori amici per dirgli quanto stai male e quanto ti manca.
ma questo non significa che tu non senta ancora un vortice che ti risucchia il cuore.
è il terzo giorno. ne mancano 12. poi si vedrà. vaffanculo, se si vedrà.

martedì 9 febbraio 2010

ti è scappato


non un peto.
non un rutto.
neppure uno sternuto.

solo un ti amo g.

con un filo di voce.
guardando nel vuoto.
mentre nella televisione ballarò parlava.

come stai


come stai.
bene, te ne fai una ragione.
male, continui a sperare che torni.
non sa, la riposta più probabile.

come stai.
vorresti scrivere a lui.
ma poi dici che non ne vale la pena.
ma poi dici che questi due giorni di inferno non sarebbero valsi la pena e che ricomincerebbe tutto da capo.

come sta.
vorresti chiederlo alla sua migliore amica.
vorresti avere una scusa per parlare di lui e avere delle informazioni.
vorresti anche non perdere quel minimo di credibilità che hai.

come state.
vorresti urlargli il tuo dolore.
vorresti dirgli di ricominciare.
vorresti essere libero di non fare la persona matura.
vorresti non avere la voglia di buttarti via per dimenticarlo.
vorresti non temere di doverlo dimenticare.
vorresti che ti chiamasse, ma, vaffanculo, non lo fa.

e il che significa che sta "non lo so". e che, a prescindere da come stai, devi aspettare.
e tenere il telefono lontano.

arrivederci

arrivederci, mio amato, arrivederci, mio amore. sei stato l'unico, sei
stato l'unico per me.

così canta una canzone straziante. era la canzone dell'addio con il tuo ex ma quando la canticchiavi ieri con Bubu, ti sono venute le lacrime agli occhi. perché tutte le parole di quella canzone ti calzano a pennello. perché tutte le volte precedenti non era stata un'esperienza così totalizzante.

non sei certo un poeta, tutt'altro. ti affidi a queste parole, che raccontano quello che senti. anche se altro non è che una canzone pop del cazzo.

hai toccato il mio cuore, hai toccato la mia anima
hai cambiato la mia vita e tutti i miei obiettivi
e l'amore è cieco e l'ho saputo quando
il mio cuore era accecato da te
ho baciato le tue labbra
e stretto a me la tua testa
ho diviso con te i tuoi sogni e il tuo letto
ti conosco bene, conosco il tuo odore
ho aggiunto la mia persona alla tua

vaffanculo alle canzoni che descrivono i sentimenti. manco avessi ancora 15 anni. quanto meno gli occhi sarebbero solo segnati dalle lacrime. e non dallle occhiaie. e dalle zampe di gallina.

lunedì 8 febbraio 2010

dimenticare i ricordi


E' il primo giorno di assenza.
E sei sprofondato nei ricordi. In quei ricordi che sei sicuro che farebbero sorridere anche lui.

Le mutande orribili della prima sera, e ancora prima quel pomiciare sbilenco su uno scomodissimo divano. quando gli cantavi "mi fai stare bene e di stare bene non mi stanco mai" la mattina nel letto, avvolti in una nuvola di fumo. quando facesti una battuta scontatissima sul doppio significato del suo nome. quando hai messo il bancomat nella macchinetta per il parcheggio. quando vi hanno aggrediti. quando avete fatto quella foto un po' porno. quando...

e la cosa che più ti fa paura è che questi ricordi oggi carichi di significato, con il passare delle ore, dei giorni e dei mesi, diventeranno sempre più flebili. sempre meno incisivi. sempre meno dolorosi. perché sentirai meno la sua mancanza. perché magari conoscerai qualcun altro che avrai voglia di conoscere. e questa prospettiva la trovi devastante. perché in questo momento non vorresti dimenticare nemmeno un singolo istante. preferiresti provare all'infinito questo dolore lancinante al petto (il braccio sinistro sta bene e quindi non hai un infarto, ti tranquillizzi mentre scrivi). preferiresti sentire questo dolore lancinante al petto, dicevi, perché vuol dire che i ricordi e l'amore sono ancora vivi. non sono fuggiti.

Tornare alla vita di prima, al sesso occasionale, alle chat gay e perdere i ricordi di questa storia pulita e bella, ti fa venire voglia di vomitare. perché tu non hai mai sognato un san valentino a lume di candela. sognavi solo quello che avevi: una persona speciale che ti sapeva far passare dei momenti speciali. anche quando era musone. anche quando non parlava. anche quando lui non lo sapeva.

Dio, quanto ti manca. ma sai che passerà. e questo, vaffanculo, non fa che intristirti di più.

La prima mattina


La prima mattina senza di lui senti un vuoto enorme.
E' lunedì e la vostra rottura o pausa pre-rottura sta diventando tristemente realtà. Devi andare in ufficio, sorridere, essere efficiente.

Non hai la forza per alzarti dal letto. E credi che il tuo coraggio per far esplodere una situazione malata potevi mandarlo affanculo. Mandi affanculo te stesso e la tua incapacità di prenderti in giro.

Perché l'unica cosa che hai in mente stamattina è che lo ami da impazzire e che, pur di averlo, accetteresti di continuare con il vostro rapporto com'era.

Queste sono le parole di un idiota innammorato. Passerà. Ma vaffanculo che dolore.

domenica 7 febbraio 2010

"...ma io spingo STOP"


Vi siete visti.
Per parlare di quanto vi siete scritti.
Per capire cosa potevate fare.

Lui era titubante, tu lo cercavi di chiudere.
Più lui cercava di fuggire, più tu cercavi di riportarlo nell'angolo e di farlo rispondere.

Di farlo rispondere alla domanda, di fargli dire che anche lui ti ama e anche lui non vuole lasciarti.

Di fargli dire che anche lui ha voglia di fare l'amore e che questa discussione è una follia, che è una follia non stringersi, che è una follia non dirsi che vi amate.

Da quando è iniziato l'incontro tu pensavi che vi sareste lasciati. Ma ad un certo punto, saranno stati i fumi della marijuana, hai pensato che non era ancora abbastanza. Che non volevi lasciare le cose intentante.

Con le lacrime agli occhi, gli hai chiesto di fare l'amore, come gesto concreto della voglia di ritorvarvi. Ad un certo punto le tue labbra erano sulle sue, bagnate di lacrime. Hai pensato che potesse esserci un futuro. Ma lui si è ritirato. Prima di poco. Poi ti ha detto: non so se sono innammorato di te.

Hai deciso di prendere 15 giorni di silenzio per aiutarlo a guardarsi dentro. Ma ti manderesti affanculo se non sapessi che con tutta probabilità l'esito di questi 15 giorni sarà negativo.

Hai deciso di prendere 15 giorni di silenzio per capire cosa vuoi. E mentre stasera cercavi del sesso facile, il cazzo ti si è ritirato, quasi che il tuo fisico si rifiutasse di rispondere agli impulsi del cervello. Perché, vaffanculo, ancora non è detta l'ultima parola. Anche se le prospettive non sono per niente incoraggianti.

Si ricomincia sempre dalla fine

Si ricomincia sempre dalla fine.

Oggi è finita, anche se ancora manca l'ufficilizzazione, la tua più grande storia d'amore.

Tu che eri cinico e distaccato hai regalato tutto te stesso a lui e poi hai capito che le cose non andavano, sei riuscito a ritrovare quel cinismo e a rimettere te stesso al primo posto, hai preso in mano le palle e hai fatto esplodere la bomba.

Nei film e nei telefilm, le persone si ritrovano, si abbracciano e superano le crisi. Nella vita reale, le crisi portano alla separazione. E non immaginavi che fare la cosa giusta facesse tanto male.

Un anno vissuto al massimo, in cui lui è diventato parte della tua vita e tu sei diventato parte della sua. Non c'è odore, colore, luogo e frase che non ti ricordi di lui. E non sai come farai a ricominciare. Perché il peso di questa fine è pesante.

Vaffanculo San Valentino è il nome di questo nuovo blog. Vaffanculo a chi ti racconta che può durare per sempre. Vaffanculo a chi non ti prende a bastonate in testa quando stai innammorandoti. Vaffanculo a te stesso che ci hai creduto e che ora piangi. Vaffanculo ai film, al cinema, alla tv. Vaffanculo ai Baci Perugina. Vaffanculo San Valentino. Da qui bisogna ripartire.

sabato 6 febbraio 2010

Mamma

Avevi bisogno di dirglielo.
Di dirle quanto stai soffrendo, anche se lei non lo vuole sentire. Anche se lei pensa che tu in quanto omosessuale non puoi essere felice. E' un sillogismo per lei.

Eppure dopo 3 anni dal tuo coming out, le hai detto: mi sto lasciando dopo un anno di fidanzamento. E poi sei scoppiato a piangere.

Vorresti che capisse che hai bisogno di una mamma che ti culli la testa e che ti prometta che le cose si aggiusteranno. Anche se sei un frocio. Anche se lei non approva.

Perché troppo grande è il male che fa una rottura d'amore, ma ancora più grande è il dolore che ti provoca sapere di non poterlo dire a chi, avendoti messo al mondo, ti ama più di qualsiasi altra cosa.

Anche queste, sono cose che capitano.

domenica 24 gennaio 2010

punto della situazione


Il nome del blog è cambiato e non cercherai di fargli pubblicità.
Perché senti l'urgenza di scrivere e far uscire i sentimenti.
Perché in fondo è catartico.

E'quasi un anno che hai chiuso il tuo precedente blog.
Ma lo amavi a tal punto che i primi 108 post di questo blog provengono da quello vecchio. Perché in fondo sei tu anche lì.

Cosa è successo in questo tempo.

Sei ancora fidanzato. E come tutti i rapporti dopo un po',così ti dicono visto che è la tua prima esperienza lunga, cresce l'amore ma crescono anche i problemi. Vorresti chiedere a tua madre alla quale assomigli tanto se quando era fidanzata con tuo padre riusciva a provare nello stesso momento un amore devastante e una sofferenza fortissima per le cose non andavano come voleva.
Questa storia per te è la più bella che esista ma hai drammaticamente paura di restare bruciato perché quando si è in due tutto è raddoppiato. Paure, pensieri, problemi. E tu semplicemente non lo sai gestire. Non sai essere certo di quale sia la cosa giusta da fare, di quanto si corretto insistere o anche solo aspettare.
C'è molta confusione.

Sei ancora un pubblicitario o qualcosa del genere. Hai provato a cambiare e ti sono capitate delle opportunità ma non le hai concretizzate. Alla fine ti mancava lo sprint per farlo. Cioè, il coraggio. Perché chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che lascia ma non sa quello che trova, diceva tua nonna. E stavamo meglio quando stavamo peggio è uno dei detti che ti trovi a dire troppo spesso. Sta di fatto che lavorativamente parlando paghi lo scotto di esserti fidato e lamentato con qualcuno che non conoscevi a sufficienza. E che si è rivelata una stronza. Pirla tu che ti sei fidato e hai detto cose che ad un capo non andrebbero dette. Ovviamente. Ma hai anche dimostrato "attaccamento alla maglia" che ovviamente non è stato ricompensato.

Non sei più un enfat prodige. Qualche anno fa eri un giovane brillante. Se fossi stato Mozart, ti avrebbero definito un enfant prodige. Avevi poco più di 20 anni. Avevi girato il mondo come pochi dei tuoi coetanei, conoscendo culture e persone. Avevi inziato a lavorare e a fare una brillante carriera, tutti ti indicavano come un modello. Avevi il rispetto di chi sapeva il culo che ti eri fatto per riuscire a risorgere dalle tue "ceneri" a soli 20 anni.

E ora, quasi 8 anni dopo, forse fisiologicamente, ti sembra tutto meno glitterato. Sei triste. Di quell'enfant prodige non resta che il ricordo. Ed è un ricordo che ti fa rosicare.

E ti senti triste e solo.
Ma del resto, sono cose che capitano.
E da queste ripartiremo.